Top
Il futuro che verrà al Media Art Festival – MAXXI A[R]T WORK
fade
5890
post-template-default,single,single-post,postid-5890,single-format-standard,eltd-core-1.1.1,flow child-child-ver-1.0.0,flow-ver-1.3.6,,eltd-smooth-page-transitions,ajax,eltd-grid-1300,eltd-blog-installed,page-template-blog-standard,eltd-header-vertical,eltd-sticky-header-on-scroll-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default

Il futuro che verrà al Media Art Festival

Al MAXXI artisti e studenti e l’ arte che cambierà il mondo

 

di Sveva Castellani

 

Media Art Festival della Fondazione Mondo Digitale è un evento che ricorre che unisce arte e tecnologia, attraverso opere e istallazioni interattive e non.

Dal 17 al 19 maggio, il fitto programma della quarta edizione, prevede anche la mostra “The Great Convergence: Natural and Artificial Intelligence” allestita nella sala Extra del MAXXI è un progetto trasversale, che coinvolge studenti, artisti, esperti di tecnologie elettroniche e informatiche provenienti da tutto il mondo.

 

La mostra in allestimento

Le opere sono state allestite già dall’ingresso e così, mentre saliamo, sulle pareti della scalinata, troviamo disegni che sono l’assaggio di un video che si vede in seguito.

 

Al termine della scala incontriamo un’altra opera, sull’ultimo scalino troviamo l’opera di Alex Fanelli, la comprensione di un ologramma con su scritto “Sono sempre nel posto in cui non dovrei essere”. Quindi si entra nella sala principale, quella che ospita la mostra vera e propria.

 

La sala è piuttosto buia ed austera.

L’atmosfera che si respira è surreale come se fossimo in un laboratorio di ricerca sperimentale.

L’impressione generale è di una grande precarietà e il visitatore si si trova difronte qualcosa che è ancora in costruzione, e di fatti così è, perché queste opere prefigurano un futuro che verrà, quindi in “allestimento”.

Davanti ai nostri occhi c’è la precarietà delle cose che si stanno costruendo e di un futuro di cui non abbiamo identità completa (futuro in progress).

“9 Mounth Rebirth”di Yiannis Kranidiotis

 

La maggior parte delle opere sono video, ma ci sono anche installazioni, alcune anche interattive.

La didascalia (in italiano e in inglese) con il nome e la descrizione di ogni opera, considerata la penombra che regna della grande sala, è illuminata da una piccola lampada così da aiutare la lettura e dà la possibilità di capire cosa si sta’ osservando, poiché senza sarebbe piuttosto difficile.

 

Molte opere sono state realizzate dagli liceali di varie scuole, altre opere sono affiancate da studenti pronti a spiegare ai visitatori, in modo accurato e soddisfacente, le loro realizzazioni.

 

Per concludere in modo altrettanto intrigante, su un tavolo a sinistra dell’uscita – per chi lo desidera – c’è la possibilità di spedire a chiunque si voglia semi di piante e di fiori dei quali nulla si sa, metafora di una mostra che ci ha presentato opere che rappresentano “semi” di qualcosa che sarà parte del futuro.

Museo MAXXI
Federico Borzelli

Marketing territoriale e Formazione per il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo.