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Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura – MAXXI A[R]T WORK
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Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura

Chiara Felli (del Liceo Ugo Foscolo) ha visitato la mostra “Eco e Narciso” alle Gallerie Nazionali Barberini Corsini in occasione di MAXXI A[R]T WORK, e la sua recensione si concentra sulla rappresentazione del nudo femminile e sul rapporto conflittuale tra l’uomo e la donna.

 

Passione, sensualità e lussuria.

Parole che lasciano sporche le labbra di chiunque le pronunci, le bagnano di imbarazzo e malizia. Qualcosa di così intimo e privato come il corpo della propria sposa non dovrebbe essere esposto così pubblicamente, non è vero?

Non è quello che Pierre Subleyras deve aver pensato, ritraendo la sua giovane sposa di schiena completamente nuda in questo magnifico ritratto. L’effetto che questo nudo femminile ha sul pubblico non è solo quello di ammirazione, ma dà anche la sensazione di essere esposti come le nudità della donna sono esposte nel dipinto.

 

Pierre Subleyras – “Nudo femminile di schiena”

 

Tutto questo nell’ osservatore crea un effetto quasi respingente, come uno schermo o uno scudo. Stesso effetto efficacemente è reso dall’artista Monica Bonvicini con la sua opera “Bent and Fused”: la luce del led ha lo stesso effetto che la nudità esposta della donna ha sull’osservatore, talmente aggressiva da non poter essere guardata per troppo tempo.

 

Dal contrasto tra queste due opere si capisce come sia possibile esprimere lo stesso concetto (inconsapevolmente nel primo caso) in due modi completamente diversi e in due epoche completamente distanti.

 

Dopo tutto se il nudo fosse stato un nudo maschile non ci sarebbero stati problemi, probabilmente. La disparità di genere è sempre stata un argomento discusso, disparità che porta alla violenza da parte del sesso “forte” su quello “debole”.

 

Monica Bonvicini – “Bent and Fused”

Violenza. Violenza di mariti sulle mogli, fratelli su sorelle, padri su figlie. Beatrice Cenci.

Una giovane di soli ventidue anni. Stuprata, violentata, picchiata più e più volte e infine rinchiusa. Un padre consumato dalla lussuria e dalla cattiveria.

La frustrazione della matrigna Lucrezia e la successiva complicità nell’omicidio del marito. Un’ingiusta condanna e poi la leggenda. Tutti gli ingredienti per rendere Beatrice Cenci un’eroina popolare, a tal punto da essere usata come spunto da Michelangelo Merisi da Caravaggio come modello per ritrarre Giuditta nell’opera “Giuditta e Oloferne”.

 

Avendo l’artista assistito alla sua decapitazione, era rimasto talmente tanto colpito dalla fierezza della giovane donna e dalla sua fermezza di fronte alla morte da considerarla degna protagonista di quest’opera eccezionale.

La rappresenta come carnefice ed eroina e non come vittima, rendendola protagonista. Erroneamente, dietro il personaggio dell’eroina biblica Giuditta molti studiosi vedono le numerose amanti dell’artista tra cui Fillide Melandroni.

Il personaggio di Beatrice Cenci però non è l’unico a essere considerato possibile ispiratore del ritratto conservato ora a Palazzo Barberini, infatti molti ci vedono anche la rappresentazione della femminilità e dell’emancipazione femminile, la fierezza e il coraggio di essere donna in modo che ha sempre considerato tutte noi il sesso “debole”, un oggetto nato per soddisfare il piacere carnale, nato per essere a disposizione dell’uomo, suo, da possedere.

È a questo che Beatrice Cenci si è ribellata, oppressione, il vizio, la passione, la sensualità, la lussuria.

 

Caravaggio – “Giuditta e Oloferne”

Tutti meritano quello che questo emblema della ribellione contro la violenza e l’oppressione, questa giovane sventurata, questo fiore mai sbocciato, non ha mai avuto:

 

“Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.

 

Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè e la poesia.”

 

Frida Kahlo

Museo MAXXI
Federico Borzelli

Marketing territoriale e Formazione per il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo.