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Emma Tagliacollo e i segreti di “Triumphs and Laments” – MAXXI A[R]T WORK
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Emma Tagliacollo e i segreti di “Triumphs and Laments”

Emma Tagliacollo, architetto esperto in Restauro dei Monumenti architettonici, ha coordinato il team di volontari che hanno contribuito alla realizzazione del fregio Triumphs and Laments di William Kentridge in Piazza Tevere.

 

Durante le giornate di MAXXI A[R]T WORK, in un assolato pomeriggio di Giugno, ci ha svelato metro per metro i segreti del fregio. Approfittando della sua disponibilità, le abbiamo posto alcune domande..

 

Inaugurato il 21 Aprile 2016, Triumphs and Laments ha avuto una gestazione di più di dieci anni. Lei quando è stata coinvolta e in quale ruolo?

 

Emma Tagliacollo: Certamente si tratta di una lunga gestazione, per molte ragioni. Non saprei dire se esattamente sono stati 10 anni. L’idea e le energie messe in campo si sono attivate nel lungo periodo e sempre grazie a un gioco di squadra. Tengo molto a questo aspetto, perché ogni progetto nasce e poi si sviluppa insieme: è il risultato di un impegno collettivo.

 

Per questo si è fatto un lungo lavoro di squadra dove ognuno di noi di Tevereterno si è attivato su fronti differenti per realizzare il progetto. Personalmente sono stata coinvolta con il ruolo ufficiale di Coordinatore dei Volontari a circa due mesi dall’evento inaugurale.

 

Qual è stato il percorso professionale che l’ha condotta a collaborare al progetto?

 

 

ET: Mi sono laureata allo IUAV di Venezia nel Dipartimento di Storia dell’Architettura fondato da Manfredo Tafuri e in seguito, proprio per una scelta culturale, mi sono trasferita a Roma, dove ho avuto il privilegio di studiare e lavorare con i maestri italiani della contemporaneità. Tra tutti ricordo Mario Manieri Elia.

 

Come lui sono sempre stata interessata ai rapporti e alle relazioni tra la progettazione e la storia, tanto che nel mio libro, frutto della ricerca di dottorato, ho narrato l’Eur come un quartiere, analizzandolo nel suo insieme e non solamente negli episodi, seppur monumentali, che lo costituiscono.

 

 

Questa qualità di sapersi muovere e trovare a proprio agio nell’utilizzare linguaggi differenti e confrontare fonti antiche e moderne mi ha permesso di lavorare come ricercatore esperto nel patrimonio culturale al Consiglio Nazionale delle Ricerche, dedicandomi alle piccole città e ai borghi come realtà in continuo sviluppo.

 

 

In questi anni ho potuto approfondire le modalità della partecipazione cittadina relativamente alle piccole comunità, con laboratori e un progetto culturale che ha coinvolto le comunità locali come attori principali. Ho iniziato in questo modo a occuparmi di public engagement, una competenza che il Direttivo di Tevereterno e la Produzione di Triumphs and Laments hanno ritenuto importante all’interno del team di lavoro.

 

 

La realizzazione dei 500 metri di fregio ha interessato 280 volontari. Sembra un’operazione complessa. Quali considerazioni ha fatto a riguardo e cosa le ha lasciato questa impresa unica?

 

ET: Il lavoro con i volontari non è stato solo un’attività di coordinamento, bensì un modo nuovo di attivare in prima persona il coinvolgimento diretto di differenti comunità, comunità di cittadini permanenti e temporanei, provenienti da diverse culture, tutti accomunati dal desiderio di lavorare per un grandioso (termine per nulla a sproposito in questo caso) progetto artistico.
Tutti eravamo uniti dall’idea di contribuire a un bene comune, grazie alla messa in scena di un’opera di arte contemporanea che stava prendendo forma diventando viva. Per ognuno dei partecipanti è stata una scelta di generosità in un momento complesso in cui l’impegno dei singoli non viene sempre valorizzato e riconosciuto a livello sociale.

 

Personalmente resta anche la consapevolezza di aver fatto parte di qualcosa che ha lasciato il segno e che ha cambiato il modo di vedere l’arte contemporanea e lo spazio pubblico. Ciò che per me è rilevante e in linea con i miei interessi di ricerca è di aver partecipato e contribuito all’apertura di una discussione sul bene culturale nell’epoca della contemporaneità.

 

 

L’intervento che abbiamo realizzato come Tevereterno è sì dedicato allo spazio pubblico, ma è anche una riflessione su un concetto più ampio di cultural heritage, certamente in movimento e mutevole come le nostre radici.

 

Qual è stato l’apporto, a suo avviso, del mondo dell’arte contemporanea al progetto?

 

ET: Credo che sia il progetto ad aver aperto nuove strade all’arte contemporanea, offrendo una visione democratica, nel senso di pubblica e accessibile per il grande pubblico, alla cultura e all’arte.

 

 

Ritengo che sia infatti importante per Roma e per i cittadini poter godere di un’opera d’arte così speciale anche gratuitamente. Triumphs and Laments abita la città e in modo particolare abita una parte di città nascosta e poco valorizzata: quella lungo i muraglioni del Tevere.

 

 

In un certo senso il fregio ha permesso che un luogo per pochi (per i pochi che decidono di scendere vicino al fiume e di percorrerne gli argini o per coloro che sono emarginati e lì hanno dimora) diventasse accessibile a molti, a tutti. Questa accessibilità è anche di tipo mentale, perché ha fatto sì che l’arte contemporanea diventasse un argomento prossimo a tutti noi, quotidiano.

 

 


Ad oggi, che risposta ha dato la città di Roma?

 

 

ET: La città di Roma, intesa come comunità ampia di cittadini, ha dato un ottimo riscontro. Si è creato molto interesse non solo verso l’opera, ma anche per quella che noi chiamiamo “Piazza Tevere” (il tratto di fiume e banchine tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini).

 

 

L’opera contribuisce ogni giorno a far riscoprire il Tevere e questo permette – proprio grazie alla partecipazione dei cittadini e alle attività artistiche, divulgative ed educative su cui Tevereterno si sta impegnando – di renderla vitale e di riunirla a Roma, che si trova su un livello differente rispetto al suo fiume.

 

 

 

 

Intervista a cura degli studenti delle classi IV I e IV B dell’IIS via dei Papareschi di Roma.

IIS via dei Papareschi
IIS via dei Papareschi

L’IIS Via dei Papareschi nasce a seguito del Regio Decreto n. 1312 del 28 settembre 1911. Nella sua ormai lunga storia, la scuola si è adeguata ai tempi: la presenza di indirizzi diversi (Liceo Scientifico, Liceo Linguistico, Istituto Tecnico e Liceo delle Scienze Umane) arricchisce l’offerta formativa, facendo convivere in un unico ambiente professionalità e interessi diversi ma tutti di ormai lunga tradizione.