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La Street art in bilico tra denuncia sociale e denuncia giudiziaria – MAXXI A[R]T WORK
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La Street art in bilico tra denuncia sociale e denuncia giudiziaria

Alice Pasquini ci racconta la sua casa delle bambole abbandonata

 

Durante il progetto MAXXI A[R]T WORK, l’incontro dedicato al giornalismo tenuto da Massimo Pasquini, ci ha dato gli strumenti per sperimentare la professione e così,  noi studenti delle classi 4El e 3Hl del Liceo linguistico Immanuel Kant, abbiamo imparato a fare un’intervista.

 

In piena ottica di alternanza tra scuola (quindi teoria) e lavoro (pratica), non solo abbiamo imparato i trucchi del mestiere ma li abbiamo subito messi in pratica, rivolgendo qualche domanda all’artista Alice Pasquini.

 

 

Alice Pasquini è una street artist romana conosciuta in tutto il mondo, osannata dalla critica, citata nelle enciclopedie, impegnata politicamente, purtroppo, alle prese con la giustizia.

Alice all’inaugurazione della mostra

 

L’abbiamo raggiunta telefonicamente, qualche giorno prima dell’inaugurazione, ci siamo fatti raccontare il suo percorso artistico per poi focalizzarci sulla sua ultima mostra intitolata ‘’The Unchanging World’’, alla Philobiblon Gallery di Roma.

 

 

Qual è il tema della sua mostra? 

A.P. – ’La mostra si chiama ‘’The Unchanging World’’ e si inaugura questo venerdì (19/01).

È una mostra nata riflettendo sull’idea che c’è uno spazio detto transizionale.

Questa è, praticamente, un’area grazie alla quale il bambino sviluppa, attraverso l’attaccamento alla madre, il suo diventare adulto o tramite degli oggetti, chiamati oggetti transizionali, rendersi indipendente, per creare quindi una sua identità.

 

Particolare dell’istallazione

Tutto ciò può significare che senza la creatività non riusciamo a creare noi stessi, quindi ecco il significato di tutto: la creatività serve al bambino.

In questo spazio infatti l’infante usa la bambola trattandola come se fosse sé stesso, nonostante sappia che è finzione, però allo stesso tempo è davanti a sé.

Questa riflessione sullo spazio transizionale porta alla creazione di oggetti legati alla crescita. Il lavoro dell’artista si sviluppa con la stessa modalità: tra il reale e l’irreale, tra il dentro e il fuori.

Quindi così come il bambino utilizza l’oggetto per entrare nella realtà, allo stesso modo in quell’area l’artista sviluppa il suo lavoro. ’’

 

 

E’ una nota Street artist, come mai ha deciso di esporre le sue opere in una galleria e non sui muri della città? 

A.P. – ‘Per parlare delle mie scelte artistiche, devo assolutamente ricordare che la mia formazione è iniziata in un liceo Artistico, quindi ho continuato all’Accademia di Belle Arti, ma parallelamente agli studi convenzionali sviluppavo un’altra passione, seguendo un movimento che si stava diffondendo in tutto il mondo, chiamato Hip hop.

 

Nel corso della mia vita si sono sviluppati queste due concezioni, una più istituzionale e un’altra fuori da questi schemi.

Lavorare su un muro è per me un modo per interagire con la realtà, mentre una mostra in galleria ti permette di usare materiali e tecniche che all’esterno avrebbero vita dura ma, soprattutto, al chiuso posso sviluppare al meglio una riflessione più intima, propria di un lavoro d’artista.

 

Non c’è un conflitto perché il lavoro in strada, per me rimane pieno di significato soprattutto nel momento in cui mi porta a creare progetti sociali più grandi. ’’

 

C’è un aneddoto su qualcosa di particolare accaduto durante l’allestimento della mostra? 

A.P. – ‘’In realtà sono pochi gli aneddoti da raccontare, dato che la mostra è in pieno allestimento.

 

La galleria si sviluppa su due piani, al piano di sopra, dove sarà collocata la casa delle bambole abbandonata, al piano inferiore si accede a una stanza che è in realtà un’istallazione.

In questo modo si ‘’entra’’ nelle camere della casa delle bambole, ma a grandezza naturale. E’ curioso però il fatto che sono alla ricerca di oggetti un po’ assurdi e colgo l’occasione per fare un appello: se per caso avete qualche giocattolo antico, io lo sto cercando. ‘’ (N.d.R.: la richiesta dell’artista è stata fatta prima dell’apertura al pubblico della mostra.)

 

 

Ah davvero? E quali tipi di giocattoli potrebbero servirle? 

Particolare dell’istallazione

A.P. – ‘’ In generale sto cercando dei giocattoli, delle bambole… ad esempio sarebbe perfetto un cavalluccio a dondolo di legno.

Dico questo ma è difficile spiegare ciò che cerco perché si tratta di una casa delle bambole abbandonata: non è che posso mettere qualsiasi tipo di oggetto al suo interno.

 

Sicuramente devono essere giocattoli che ricordino l’infanzia e che appartengano a un immaginario collettivo. Il lavoro è ancora in progress, quindi non riesco ad essere troppo specifica.

Vedi? Qui si ricollega il mio lavoro in strada con il lavoro in galleria, perché come l’ispirazione prende forma da un muro o da un colore, così allo stesso tempo in realtà riporto in studio tutta una serie di oggetti che ritrovo nelle strade durante i miei viaggi. ’’

 

 

Alice alla firma

Ok, rimane l’ultima domanda, un po’ personale forse: durante il lavoro di street artist, ha mai avuto dei problemi legati alla legge? 

‘’Inizialmente la Street art era chiamata ’’Graffiti’’: puro vandalismo.

Oggi è stata rivalutata ma non è ancora riuscita a togliersi di dosso la pregressa connotazione negativa.

 

Prendete come esempio la mia esperienza: da un lato mi trovo a vivere un processo penale di condanna ancora in corso, perché sono al Primo appello dopo essere stata condannata, ma d’altra parte nell’enciclopedia Treccani vengo presentata sotto la voce di artista.

Questa cosa fa un po’ ridere: ovviamente si tratta di un’amara ironia della sorte. ’’

 

 

The Unchanging world 
Philobiblon Gallery, Via Antonio Bertoloni 45
Vernissage: 19 gennaio 2018 ore 18.00
Finissage: 17 febbraio 2018 ore 20.00
Orari : dal 20 gennaio al 16 febbraio ore 11.00 – 18.00

 

Intervista a cura di: Elisa Dobici & Lorenzo Losurdo

Liceo Statale I. Kant