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Malati D’Arte – MAXXI A[R]T WORK
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Malati D’Arte

Arte e Malattia, rappresentazione visiva del dolore fisico e psicologico. Come può un artista dare voce a tutto questo?

 

L’artista riesce a distaccarsi dalla realtà riuscendo a creare opere che esprimono concetti che non possono essere condivisi attraverso i quotidiani canali espressivi.

 

L’uomo pensa di vedere una realtà inconfutabile attorno a se ma come fa a essere certo che quest’ultima sia reale? E se tutto ciò su cui noi ci basiamo e di cui siamo certi non fosse vero? Entreremmo in un baratro di pensieri e dubbi da cui non potremmo più uscire e perciò diventeremmo inevitabilmente pazzi.

 

 

Questo è ciò che accade a Jack Torrance nel film Shining, nel quale, persino la persona più razionale si può trasformare in un pazzo, semplicemente per gli intrighi della mente.

L’uomo vede e recepisce tutto ciò che ritiene importante, il resto viene eliminato ma non del tutto; nei nostri pensieri rimane un concetto recondito che però noi ignoriamo per necessità fisiche.

 

 

Il nostro giudizio si forma attraverso le nostre esperienze e la nostra personalità, è per questo che spesso non riusciamo a capire delle opere astratte e finiamo per dire “che schifo”, mentre un bimbo riceve il messaggio perché è privo di filtri creati durante la crescita. Perciò un’artista pazzo ha semplicemente un suo punto di vista completamente stravolto e grazie a questa diversa visione riesce ad esprimere la propria arte senza limiti.

 

Caravaggio era un artista lungimirante e attuale perché riusciva a creare la rappresentazione cruda della realtà aggiungendo un punto di vista personale che traspare nelle sue opere inconfondibili e inimitabili proprio a causa dell’irripetibilità di ognuno di noi.

 

I quadri e le opere di Caravaggio hanno un colore cupo ma comunque intriso di speranza che si materializza nella luce divina; prendiamo ad esempio il Bacchino Malato nel quale l’artista si auto-rappresenta durante un periodo di malattia trascorso presso l’ospedale dei poveri.

Silvio Rotta, un’artista del 1800, rappresenta la malattia nel Nosocomio, opera che ci ha proiettato all’epoca dell’Unità d’Italia, in quest’ultimo viene rappresentato una delle prime forme di sistema sanitario. Nel quadro, le persone vengono rappresentate allo stremo delle proprie forze.

 

Letizia Battaglia, Manicomio di via di Pindemonte, 1983

In questo dipinto abbiamo notato una somiglianza con una foto di Letizia Battaglia che denuncia il malessere e il poco interesse nei confronti degli psicolabili.

Letizia Battaglia, una fotoreporter attiva negli anni sessanta, che è stata oggetto di tante lezioni in questi giorni, riesce ad evocare interesse nelle sue foto perché come Caravaggio blocca l’attimo fuggente. Con le foto scattate al Manicomio di via Pindemonte dà voce agli alienati, messi da parte in posti fatiscenti con un livello di sanità molto basso. Una delle sue foto più belle rappresenta una ragazza con un fiore in mano in segno di speranza e  rinascita.

 

L’unione tra Letizia Battaglia e Caravaggio sta proprio in questa ricerca del reale, di attimi e momenti della vita quotidiana su cui evitiamo di soffermarci ma che assumono tutt’altro significato nel momento in cui varchiamo la soglia di un museo.

 

Letizia Battaglia, Manicomio di via di Pindemonte, 1983

 

Il cardine delle foto di Letizia Battaglia è la luce, che nel contrasto tra bianco e nero, rappresenta una divergenza tra speranza e tenebre.

 

La luce dopo l’incubo.

 

Anche dopo l’incubo più tetro, arriva il momento del risveglio, di luce, che ci riporta alla realtà e tutto ciò di cui avevamo paura in quel momento diventa un ricordo; la luce diventa portatrice di speranza, di salvezza, verità e sapienza.

 

Erick Quinteros, Carlo D’Ubaldi, Martin Schiappa, Luca Sorbera, Alessio Di Sorbo, Andrea Muzii

IIS Tommaso Salvini