Top
Viaggio attraverso la metamorfosi – MAXXI A[R]T WORK
fade
5961
post-template-default,single,single-post,postid-5961,single-format-standard,eltd-core-1.1.1,flow child-child-ver-1.0.0,flow-ver-1.3.6,,eltd-smooth-page-transitions,ajax,eltd-grid-1300,eltd-blog-installed,page-template-blog-standard,eltd-header-vertical,eltd-sticky-header-on-scroll-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default

Viaggio attraverso la metamorfosi

Un percorso con ostacoli sempre più alti

 

È innegabile che la società contemporanea sia in continua evoluzione, proponendo continuamente nuovi modelli e traguardi che diventano così irraggiungibili.
È la “metamorfosi”, dunque, uno dei temi più ricorrenti nella nostra cultura che trova espressione e critica nell’arte, come è evidente al museo MAXXI di Roma.

Nelle mostre in programma ci è stato facile individuare questo tema, come fosse un filo conduttore tra le varie opere, sebbene in ambiti diversi quali tempo, mente, corpo, spazio e piano socio-culturale.
Iniziamo il nostro viaggio partendo da “The place to be” (la Collezione permanente del museo) nella quale troviamo l’opera “Senza Titolo,1970” di Pier Paolo Calzolari, nella quale è il tempo a farla da padrone.

Sullo sfondo troviamo una tela ricoperta di foglie di tabacco, materiale estremamente deperibile, mentre in primo piano risalta un metronomo con attaccata una piuma che rende palese la leggerezza con cui il tempo scorre senza che noi, troppo distratti, ce ne accorgiamo.

 

 

 

Gianfranco Baruchello. “Piccolo Sistema” (Particolare)

Il tempo sembra congelarsi quando si osserva l’opera “Piccolo Sistema”, realizzata da Gianfranco Baruchello nel 2013,  simbolo della ricerca del pensiero razionale e scientifico dell’uomo e dell’impegno creativo tramite esperimenti di tipo sociale e produttivo.

 

Si tratta di un suggestivo fermoimmagine sulle emozioni, quali fenomeni complessi che hanno durata del tempo.

Queste influenzano il nostro stato psichico causando uno squilibrio nell’organismo.

Laetitia, tristitia, cupiditas, appetitus, ratio e passio si susseguono in un continuo mutamento emotivo.

 

 

Ciò che proviamo sul piano psicologico ha inevitabilmente una ricaduta su quello fisico, concetto che può essere individuato, palesemente, nella “Velata” di Antonio Corradini.

La statua in marmo, risalente al 1743, appartiene alla collezione di Palazzo Barberini ed è attualmente esposta al MAXXI, in occasione della mostra “Eco e Narciso“.

La metamorfosi, in questo caso, è rappresentata dalla violenza sessuale subita dalla vestale Tuccia, in seguito alla quale essa non si riconosce più nel suo corpo, materialmente è lo stesso, ma  l’abuso l’ha reso (per lei) niente più che un motivo di vergogna da celare con un velo.

 

 

 

 

Per preservare l’integrità del proprio corpo, sia gli animali che gli uomini, hanno sempre cercato un riparo che si è concretizza, rispettivamente, nella tana e nell’abitazione.

 

L’organizzazione dello spazio abitativo ha dato vita, fin dall’antichità, alla disciplina dell’Architettura.

Lo spazio architettonico è ovviamente mutato nei secoli. Grazie alla mostra Gli Architetti di Zevi. Storia e Controstoria Dell’architettura Italiana 1944-2000” (al MAXXI fino al 16 settembre 2018) ci siamo soffermati su quanto successo nei decenni che vanno dagli anni ’50 ai ’90 del XX secolo.

 

E’ l’architetto Bruno Zevi, a indicare come lo spazio abitativo non può più essere un semplice “involucro”, ma è indispensabile prevedere una struttura specifica per una funzione specifica, scardinando il concetto di architettura esistito fino a quel momento.

Così facendo l’architettura diviene lo specchio della società.

 

 

Se dovessimo rappresentarla, assumerebbe di certo le sembianze de “L’Igloo” di Mario Merz, realizzato dal 1984 al 2002.

L’opera è costituita da tre calotte, ognuna delle quali ci sembra essere simbolo di una diversa classe sociale: la più grande è quella dei più ricchi, che nella società contemporanea possono essere i grandi imprenditori; la media è, di conseguenza, la borghesia e la più piccola il proletariato.

 

 

Non è quindi un caso che quest’ultimo sia “soffocato” dalle prime due.

Secondo questa lettura, il materiale (il vetro), estremamente fragile, rappresenta l’equilibrio precario della società, destinata, quindi, al collasso.

Al termine di questo percorso risulta chiaro come l’uomo sia da sempre soggetto al desiderio naturale di inseguire l’idea di un miglioramento che è al di fuori delle sue capacità, al punto tale da riportarlo allo stato di caos dal quale era partito.

 

 

A cura di Gaia Brunelli, Sara Di Cucchio, Giorgio Masi e Giulia Teofili. 

Museo MAXXI
Giulia Masini

Marketing territoriale e Formazione per il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo.