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Simple works, complex meanings – MAXXI A[R]T WORK
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Simple works, complex meanings

Semplicità sinonimo di profondità

“La bellezza è come una gemma preziosa, per la quale la migliore montatura è la più semplice”

(F. Bacone)

 

Non è detto che un’opera apparentemente scarna, realizzata con materiali semplici, abbia un significato altrettanto misero.

La semplicità, accompagnata da una grande rilevanza contenutistica, è la caratteristica che, secondo noi, accomuna cinque diverse opere, alcune delle quali sono esposte al MAXXI, altre no:

 

Senza titolo (Triplo igloo)

 

Mario Merz, “Senza titolo” (Triplo igloo), 1984-2002

L’artista italiano Mario Merz, per la realizzazione dell’opera, elabora il tema del rapporto tra natura e artificio.

 

La grande opera (vedi la scheda di Google Arts and Culture), allestita proprio all’inizio della Galleria 1 del MAXXI, realizzata con vetro, ferro, creta e neon, rappresenta la voglia dell’uomo di avere un contatto diretto con la natura e di così poterla controllare.

La forma semisferica delle tre cupole concentriche rimanda alla volta celeste, l’incontro tra natura e artificio non prevede dunque solamente la sfera terrena ma anche quella divina.

 

L’uso dei tubi al neon disposti tra le tre semisfere rimanda al una progressiva tensione verso l’infinito riproducendo la sequenza matematica di Fibonacci.

 

Sternenfall

 

 

Anselm Keifer, “Sternenfall”, 1998

Un cielo color piombo illuminato da stelle e costellazioni e tanti codici alfanumerici. E’ tutto ciò che si può scorgere in Sternenfall (vedi la scheda di RAAM), l’ opera dell’artista tedesco Anselm Kiefer.

Utilizzati per la classificazione delle stelle dalla NASA, molti codici alfanumerici sono ai piedi del dipinto, come fossero stelle cadute.

I materiali utilizzati dall’artista sono semplici: catrame, vetro dipinto, piombo, vernice a olio e gommalacca. La superficie della tela è carica, spessa, incrostata. Ogni materiale usato si sovrappone all’altro e così assieme ai caratteri alfanumerici richiamano al grande tema dell’Olocausto attraverso l’analogia tra le lettere e i numeri dell’opera e quelli tatuati sulle braccia delle numerosissime vittime dei lager nazisti.

Kiefer, raccontando un capitolo così tragico della storia, offre ai nostri occhi un vero e proprio dialogo tra cielo e terra.

 

 

 

 

Monumento ai caduti nei campi di concentramento

 

BBPR, Monumento ai caduti nei campi di concentramento, 1945-1955

Il Monumento ai caduti nei campi di concentramento firmato dallo studio di architettura e urbanistica BBPR, si trova all’interno del Cimitero Monumentale di Milano. La struttura a forma cubica è realizzata con tubi di metallo e lastre di pietra, di diversi colori.

Le lastre sono incise con iscrizioni su entrambi i lati, lo sguardo del visitatore esplora quindi sia l’esterno che l’interno dell’opera.

Il monumento rappresenta l’emblema della semplicità sia nella struttura che nei materiali impiegati per la sua realizzazione.

 

L’istallazione è il primo monumento architettonico milanese di carattere astratto, ma inizialmente non piacque, in particolare all’Associazione dei Reduci della II Guerra mondiale tanto che già nel 1955 lo studio BBPR rimise mano al progetto.

La purezza estetica, secondo noi, non rispecchia tuttavia il contenuto e il significato dell’opera dedicata alle vittime dei campi di concentramento in Germania durante il periodo nazista.

 

Senza titolo

 

Pier Paolo Calzolari, “Senza titolo”, 1970

L’opera “Senza titolo” di Pier Paolo Calzolari (allestita nell’ambito della mostra permanente The Place to be del MAXXI) incarna a pieno la nostra chiave di lettura.

L’opera di Calzolari, protagonista della cosiddetta Arte povera,  esprime il concetto di semplicità in quanto, pur realizzata con materiali molto semplici come piume, foglie e cera, comunica un importante messaggio ovvero la fugacità del tempo. 

Fa parte dell’opera un metronomo al quale è applicato una piccola piuma bianca che scandisce il tempo con un ritmo lento e inesorabile, evidente sottolineata di come il tempo ci sfugga inesorabilmente.

La caducità e la deperibilità dei materiali, sottoposti alle leggi della natura, esprime ancora di più come la vita passa e il tempo scorre senza fermarsi.

 

 

 

 

 

La Venere degli stracci

 

Michelangelo Pistoletto, “Venere degli stracci”, 1967

Michelangelo Pistoletto, esponente fondamentale del movimento dell’Arte povera, ne “La Venere degli stracci”, opera che si trova nel Museo d’Arte contemporanea del Castello di Rivoli, recupera il valore primario del semplice straccio, inteso come materiale vissuto rappresentante la vita quotidiana.

Quest’ultimo viene messo in contrapposizione con l’ideale classico, impersonato dalla Venere, che  rappresenta il Bello Ideale, ovvero l’illusione di una vita perfetta.

In particolare, questo incontro/scontro crea una perfetta armonia tra il passato e il presente, l’eterno e il transitorio.

 

 

 

Articolo a cure di Ludovica Armini, Marika Corsi, Lucrezia Durantini, Carola Giannatiempo e Eleonora Valle.

 

Museo MAXXI
Giulia Masini

Marketing territoriale e Formazione per il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo.