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La Gioia secondo noi - MAXXI A[R]T WORK
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La Gioia secondo noi

A distanza di una settimana siamo tornati al Teatro Argentina e, dopo “When the rain stops falling”, insieme a Dafne Cemin, Francesco Nutile, Riccardo Panetta e Lucia Rizzi, siamo stati in platea in occasione della prima de “La Gioia” di Pippo Delbono.

 

Lo spettacolo del regista, classe 1959, è un vortice di suoni, immagini, movimenti, balli, che si fondono con la magia del circo, con i colori di migliaia di fiori, con lo stridore di urla, con i costumi sfavillanti di una drag queen, con montagne di stracci, con centinaia di barchette di carta e con il fumo di una candelina della torta di compleanno di Bobò – attore/icona, scomparso da poco, che ha accompagnato Delbono per più di vent’anni, al quale lo spettacolo è dedicato.

 

 

Anche questa volta gli studenti di MAXXI A[R]T WORK hanno vestito i panni dei critici e, grazie all’accordo con Teatro di Roma, hanno assistito allo spettacolo per poi scrivere una recensione.

 

 

 

La recensione di Riccardo Panetta:

 

 

Cos’è la gioia?

 

Pippo Delbono prova a raccontarci il cammino che porta a questo sentimento nello spettacolo “La Gioia”, in scena al Teatro Argentina, attraversando diverse fasi, come la follia, la disperazione e il dolore.

 

Dal punto di vista tecnico, questo spettacolo è fenomenale.

I costumi di Elena Giampaoli, le luci e il suono curati da Orlando Bolognesi e Pietro Tirella sono magistrali.

 

La scenografia viene costruita sul momento e ogni volta riesce a esprimere perfettamente il sentimento che si vuole rappresentare attraverso delle esplosioni di colori incredibili.

 

Pippo Delbono rompe anche la quarta parete, coinvolgendo il pubblico nel cammino verso la gioia e facendo muovere e recitare gli attori anche in platea.

 

Purtroppo molti passaggi dello spettacolo sono difficili da comprendere e sono volutamente quasi senza senso.

 

“Il mio spettacolo non lo capisco neanche io” ci dice Delbono, come per giustificarsi e non dare alcuna spiegazione.

 

 

Quindi, alla fine, cos’è la gioia?

Non la vediamo mai veramente rappresentata sul palco, se non dalla bellissima scenografia finale, con una cascata di fiori colorati. Alla fine dello spettacolo, rimane infatti un senso di malinconia e tristezza, che ci porta ancora a interrogarci sulla natura della gioia.

 

Molto probabilmente, ognuno avrà una diversa interpretazione e comprensione del messaggio che vuole (o forse non vuole) trasmettere Delbono.

 

 

La recensione di Lucia Rizzi:

 

 

In viaggio verso la gioia

 

“La gioia” di Pippo Devono é uno spettacolo che tratta di un sentimento complesso, il quale viene espresso attraverso un viaggio in cui sono trattati i singoli sentimenti che colpiscono un uomo (dalla follia alla tranquillità).

 

In qualche modo i suoni, le immagini, i balli e i movimenti che sono trattati nella rappresentazione riescono insieme alla magia del circo e ad altre esposizioni a raccontare la meraviglia di un sentimento come la gioia che é uno stato d’animo che ti aiuta ad uscire da un lungo periodo negativo, colpito dal dolore, dal buio e dalla lotta.

 

Ti aiuta a gestire un evento come la morte non in modo pesante ma con forza di volontà e serenità.

 

Consiglio, a chi ancora non ha visto questo spettacolo, di andare al Teatro Argentina, entro il 10 marzo.

 

La recensione di Francesco Nutile:

 

“La Gioia”: da balli sotto luci stroboscopiche a momenti di grande pathos drammatico.

 

Un viaggio nella mente del protagonista, Pippo Delbono, fatto di sensazioni contrastanti e vortici di emozioni. Un cammino alla ricerca di un sentimento: “La Gioia”.
 
Nello spettacolo, le scene si configurano come impressioni momentanee attraverso le quali il drammaturgo racconta episodi di vita vissuta: è il caso della morte di Bobò, attore della compagnia sordomuto ed analfabeta, molto spesso rievocato nel corso dell’opera per la spontaneità delle sue azioni e dei suoi sentimenti. La scenografia, insieme alle composizioni floreali curate da Thierry Bautemy, ha un ruolo centrale: varia di scena in scena, inseguendo il veloce cambiamento degli stati emotivi dell’animo umano.
 


 
L’interpretazione è magistrale, capace di catturare l’attenzione attraverso l’uso di monologhi e performance canore. Da non perdere anche il trucco ed i costumi, ispirati al mondo circense.
“La Gioia” di Pippo Delbono si configura come uno spettacolo audace, che si ricollega al teatro dell’assurdo (in uno dei monologhi del protagonista viene anche citata l’opera “Aspettando Godot”, di Samuel Beckett) e affronta la ricerca di uno stato d’animo ormai privato del suo vero valore, che alla fine conquista sia il protagonista che lo spettatore.
 
La recensione di Dafne M. Cemin:
La gioia.
 
Nella sua creazione Pippo Delbono racconta, con una visione del tutto personale, la gioia e la felicità. Lo fa attraverso la sua compagnia di attori e, soprattutto, portando in scena la scomparsa di Bobò, attore sordomuto della compagnia. Questa presenza-assenza è ciò che lega la spirale di luci, immagini e movimenti durante tutto lo spettacolo.
 
Attraverso le paure, le ansie, i dispiaceri e soprattutto la tristezza, l’opera di Delbono fa comprendere quanto
la felicità sia unica e importante, mostrandoci  il segreto per raggiungerla: solo e solamente quando si accetta e si inizia ad amare ciò che veramente siamo. Lo spettacolo è un viaggio attraverso gli stati d’animo, tra colori, maschere e fiori, che conducono lo spettatore per mano e riservano via via nuove sorprese.
 
 

Museo MAXXI
Federico Borzelli

Marketing territoriale e Formazione per il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo.